La realtà non esiste … spieghiamo con La scala dell’Inferenza

by Mario Gastaldi on 6 February 2009

scala-dellinferenzaParliamo di un concetto che ci da ampie spiegazioni del fatto che io e te, molto spesso, abbiamo una visione molto diversa della realtà.

Il fatto di avere idee diverse sulla realtà che osserviamo ci porta facilmente a conflitti interminabili.
Quanto tempo potremmo risparmiare, e quanto potremmo realizzare insieme, con una maggiore consapevolezza?

  • Vediamo cosa è la Scala dell’Inferenza e ci spieghiamo perché molto spesso la realtà assume contenuti così differenti agli occhi di ognuno di noi.
  • Vediamo qualche esempio pratico.
  • Vediamo come ci può essere utile.

1.    I fatti e la realtà in effetti sono uguali per tutti. Immaginiamo di filmare una scena. I fatti sono quelli.
2.    I fatti che ognuno seleziona come importanti e significativi sono diversi. Dipende dalle nostre inclinazioni, dalle nostre esperienze, dai nostri interessi.
3.    Inoltre ognuno di noi attribuisce ai fatti che ha valutato importanti, un significato differente.
4.    Il significato che abbiamo attribuito ai fatti conduce il nostro ragionamento a formulare delle ipotesi.
5.    E sulla base di queste ipotesi traiamo delle conclusioni: la verità (secondo noi).
6.    Le conclusioni che ripetutamente raggiungiamo costruiscono le nostre convinzioni.
7.    Le nostre azioni sono guidate dalle nostre convinzioni.

Possiamo osservare lo stesso percorso in modo circolare.

circolare

Il problema è che, man mano che le nostre convinzioni diventano più solide, la nostra selezione dei fatti rilevanti diventa sempre più specifica e orientata nella stessa direzione, quella definita dalle nostre convinzioni.
Ad un certo punto selezioniamo solo i fatti che ci aiutano a confermare la fondatezza delle nostre convinzioni.

In effetti il processo, se lasciato a se stesso è piuttosto pericoloso.

scala-dellinferenza-corto-circ

In questa situazione la nostra capacità di realizzare risultati diventa fortemente menomata, sia come individui, che come gruppi al lavoro.

1.    Le nostre conclusioni sono la Verità.
2.    La verità è ovvia! (come fai a non vederla anche tu in questo modo?)
3.    I dati che utilizziamo nel nostro ragionamento sono gli unici che contano.


Alcuni esempi.

A.
Siamo in riunione con il management team. Io sono responsabile del Software Development.

Intervengo per dare conto di alcuni ritardi nel completamento dell’ultima release di uno dei nostri prodotti.

  1. Il mio collega che segue i grandi clienti si scambia un’occhiata con l’altro collega, responsabile del Canale Web. (Fatti)
  2. Io noto questo fatto, ma manco di osservare che gli altri mi ascoltano con attenzione e mostrano comprensione per quello che dico. (Selezione di fatti).
  3. L’occhiata che i due si scambiano, significa per me, che i due stanno concordando qualcosa che mi riguarda. (Significato attribuito ai fatti).
  4. I due pensano che io sono un ostacolo alla loro crescita in azienda (Ipotesi).
  5. I due stanno tramando per mettermi in cattiva luce con l’Amministratore Delegato. (Conclusione).
  6. Devo difendermi da questo attacco. Inizio a tramare contro di loro. Faccio capitare un incontro casuale con l’amministratore delegato in cui racconterò perché abbiamo perso il 15% del fatturato nell’ultimo anno …  (Azioni).

B.

  1. Sto osservando che mia moglie torna più tardi la sera, e riceve molti messaggi di testo sul cellulare (Fatto).
  2. Non sto facendo attenzione al fatto che la mamma di mia moglie non sta bene negli ultimi tempi. (Selezione di fatti).
  3. Il fatto che lei torna tardi la sera significa che lei ha altri interessi oltre la famiglia. (Significato attribuito ai fatti).
  4. Forse io non rappresento più, per lei, la persona di riferimento; non sono più la sua colonna. (Ipotesi).
  5. Lei ha una relazione extraconiugale: sta trovando altrove ciò che non trova più in me. (Conclusione).
  6. Vediamo come va … intanto le faccio vedere io con chi ha che fare … le combino qualche bello scherzo. (Azione)

Vi sembrano storie già viste?

Penso di si.

Allora, perché ci è utile conoscere il processo, (Scala dell’Inferenza), che ci porta a trarre delle conclusioni e ci fa agire in modo così disastroso?
E’ semplice: ci aiuta ad avere consapevolezza ed a comunicare, quando necessario, in modo funzionale.

  1. E’ utile per la nostra riflessione. Ci rende consapevoli.
  2. E’ utile perché ci permette di condividere il nostro ragionamento in modo chiaro quando presentiamo le nostre conclusioni agli altri. (Affermazione del nostro punto di vista).
  3. E’ utile per comprendere come la pensano gli altri e come raggiungono le loro conclusioni. (Indagine).

Se io ed i miei interlocutori, abbiamo familiarità con questi concetti, possiamo insieme affrontare conversazioni difficili in modo competente ed efficace.
Molto spesso le nostre argomentazioni punto contro punto si svolgono nella parte alta della scala (Ipotesi e conclusioni). In effetti i fatti che selezioniamo e il significato che attribuiamo è differente.

Allora ci possiamo rivolgere a vicenda alcune utili domande per dare sostanza e costrutto alla conversazione, esplorando la parte bassa della Scala – fatti e ragionamenti:

  1. Quali sono i fatti che ti portano a quella conclusione?
  2. Siamo tutti d’accordo su questi fatti? Oppure no?
  3. Sono questi i fatti più rilevanti?
  4. Qual’ è il tuo ragionamento? In che modo arrivi a questa conclusione?
  5. In che modo siamo arrivati a fare queste ipotesi partendo da questi dati?

E Voi … cosa ne pensate?

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{ 22 comments… read them below or add one }

1 Francesco D'Amico 6 February 2009 at 11:26

Che è perfettamente aderente alla realtà, e che purtroppo però non viene percepito come metodo relazionale come la normalità, bensì come modo di agire di persone particolari e strane che parlano di consapevolezza, di intelligenza emotiva, di vivere invece di sopravvivere etc, tutti discorsi che la gente che ha questo approccio alla conoscenza dà per scontate, quando invece per la stragrandissima maggioranza della gente non lo sono. Ho un sogno. Che queste nozioni, un giorno vengano insegnate come norma ai banbini possibilmente piccoli come un gioco. Faremo di loro delle persone migliori, e innescheremmo un circolo virtuoso che incrementerebbe il livello di consapevolezza e di autogestione dell'umanità.

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2 Francesco D'Amico 6 February 2009 at 11:26

Che è perfettamente aderente alla realtà, e che purtroppo però non viene percepito come metodo relazionale come la normalità, bensì come modo di agire di persone particolari e strane che parlano di consapevolezza, di intelligenza emotiva, di vivere invece di sopravvivere etc, tutti discorsi che la gente che ha questo approccio alla conoscenza dà per scontate, quando invece per la stragrandissima maggioranza della gente non lo sono. Ho un sogno. Che queste nozioni, un giorno vengano insegnate come norma ai banbini possibilmente piccoli come un gioco. Faremo di loro delle persone migliori, e innescheremmo un circolo virtuoso che incrementerebbe il livello di consapevolezza e di autogestione dell'umanità.

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3 Francesco D'Amico 6 February 2009 at 11:26

Che è perfettamente aderente alla realtà, e che purtroppo però non viene percepito come metodo relazionale come la normalità, bensì come modo di agire di persone particolari e strane che parlano di consapevolezza, di intelligenza emotiva, di vivere invece di sopravvivere etc, tutti discorsi che la gente che ha questo approccio alla conoscenza dà per scontate, quando invece per la stragrandissima maggioranza della gente non lo sono. Ho un sogno. Che queste nozioni, un giorno vengano insegnate come norma ai banbini possibilmente piccoli come un gioco. Faremo di loro delle persone migliori, e innescheremmo un circolo virtuoso che incrementerebbe il livello di consapevolezza e di autogestione dell'umanità.

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4 Francesco D'Amico 6 February 2009 at 11:26

Che è perfettamente aderente alla realtà, e che purtroppo però non viene percepito come metodo relazionale come la normalità, bensì come modo di agire di persone particolari e strane che parlano di consapevolezza, di intelligenza emotiva, di vivere invece di sopravvivere etc, tutti discorsi che la gente che ha questo approccio alla conoscenza dà per scontate, quando invece per la stragrandissima maggioranza della gente non lo sono. Ho un sogno. Che queste nozioni, un giorno vengano insegnate come norma ai banbini possibilmente piccoli come un gioco. Faremo di loro delle persone migliori, e innescheremmo un circolo virtuoso che incrementerebbe il livello di consapevolezza e di autogestione dell'umanità.

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5 Francesco D'Amico 6 February 2009 at 12:26

Che è perfettamente aderente alla realtà, e che purtroppo però non viene percepito come metodo relazionale come la normalità, bensì come modo di agire di persone particolari e strane che parlano di consapevolezza, di intelligenza emotiva, di vivere invece di sopravvivere etc, tutti discorsi che la gente che ha questo approccio alla conoscenza dà per scontate, quando invece per la stragrandissima maggioranza della gente non lo sono.
Ho un sogno.
Che queste nozioni, un giorno vengano insegnate come norma ai banbini possibilmente piccoli come un gioco. Faremo di loro delle persone migliori, e innescheremmo un circolo virtuoso che incrementerebbe il livello di consapevolezza e di autogestione dell'umanità.

Reply

6 mariogastaldi 6 February 2009 at 11:55

Caro Francesco, grazie! Solo una cosa e forse ti farà piacere … sempre più persone comprendono quanto è importante comunicare bene e lavorare bene con gli altri. Sono ottimista; questi concetti sono ormai "normali" per tante persone e tanti vogliono imparare sempre di più. Chissa che il tuo sogno si realizzi.

Reply

7 mariogastaldi 6 February 2009 at 12:55

Caro Francesco,
grazie!
Solo una cosa e forse ti farà piacere … sempre più persone comprendono quanto è importante comunicare bene e lavorare bene con gli altri. Sono ottimista; questi concetti sono ormai "normali" per tante persone e tanti vogliono imparare sempre di più.
Chissa che il tuo sogno si realizzi.

Reply

8 cannedcat 6 February 2009 at 15:27

Nel film Rashomon si dimostra bene la tua tesi: persone diverse raccontano diverse versioni dello stesso fatto senza negare il fatto di base. __Ed è stato sempre una mia base di azione il verificare sempre cosa sentivo per potermi avvicinare alla realtà effettuale, senza però farmi illusioni sul poter raggiungere una certezza assoluta.__Mi piacerebbe sapere da un esperto se è vero anche il contrario, che ho romanzato nel mio "Il sale sulla coda", è possibile diffondere una serie di informazioni altamente credibili per creare una consistenza di realtà nella testa di tante persone, anche abituate a dover discernere fra il vero e il falso come chi si occupa di law enforcment?

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9 andrea 7 February 2009 at 11:47

grazie Mario, molto utile e ben fatto. mi piace il tema, che trovo molto attuale anche in relaione all'overdose di 'notizie' che i mass media spesso spacciano per fatti. ciao andrea

Reply

10 andrea 7 February 2009 at 12:47

grazie Mario, molto utile e ben fatto.
mi piace il tema, che trovo molto attuale anche in relaione all'overdose di 'notizie' che i mass media spesso spacciano per fatti.

ciao

andrea

Reply

11 mariogastaldi 9 February 2009 at 0:01

Diffondere informazioni credibili per creare una consistenza di realtà nelle persone … è un fenomeno che vediamo spesso. I media scelgono le informazioni che diffondono e orientano la nostra selezione dei fatti. Non sono particolarmente esperto sulle attività di law enforcement, ma chi deve occuparsi di legge, e accertare il vero e il falso, dovrebbe essere capace di raccogliere elementi – fatti – in modo equilibrato ed ampio, confrontare varie prospettive e ragionamenti… partire dalla parte bassa della scala dell'inferenza. Un lavoro competente, animato da buona fede, dovrebbe impedire che si crei una idea di realtà alimentata da idee diffuse ad arte.

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12 mariogastaldi 9 February 2009 at 1:01

Diffondere informazioni credibili per creare una consistenza di realtà nelle persone … è un fenomeno che vediamo spesso. I media scelgono le informazioni che diffondono e orientano la nostra selezione dei fatti.
Non sono particolarmente esperto sulle attività di law enforcement, ma chi deve occuparsi di legge, e accertare il vero e il falso, dovrebbe essere capace di raccogliere elementi – fatti – in modo equilibrato ed ampio, confrontare varie prospettive e ragionamenti… partire dalla parte bassa della scala dell'inferenza.
Un lavoro competente, animato da buona fede, dovrebbe impedire che si crei una idea di realtà alimentata da idee diffuse ad arte.

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13 mariogastaldi 9 February 2009 at 0:03

Grazie a te. Molti di noi scelgono i fatti che servono per orientare le idee di altri. Questo è evidente nei media, nei politici, e in tutti noi in qualche misura.

Reply

14 mariogastaldi 9 February 2009 at 1:03

Grazie a te.
Molti di noi scelgono i fatti che servono per orientare le idee di altri. Questo è evidente nei media, nei politici, e in tutti noi in qualche misura.

Reply

15 renzo provedel 14 February 2009 at 7:22

Lo schema è chiaro. Lo condivido. Io uso un termine sintetico, che devo aver letto da qualche parte !, e cioè TUNNEL COGNITIVO, ossia imbocco una strada (un tunnel) e cerco tutte le conferme …e le trovo. Mi capita però anche di riconoscere in alcune persone la deliberata scelta di seguire il tunnel pur di criticare una tua affermazione o ragionamento. E' l'ascolto senza pregiudizi la qualità da mettere in gioco per contrastare il "tunnel".

Reply

16 renzo provedel 14 February 2009 at 8:22

Lo schema è chiaro. Lo condivido. Io uso un termine sintetico, che devo aver letto da qualche parte !, e cioè TUNNEL COGNITIVO, ossia imbocco una strada (un tunnel) e cerco tutte le conferme …e le trovo.
Mi capita però anche di riconoscere in alcune persone la deliberata scelta di seguire il tunnel pur di criticare una tua affermazione o ragionamento. E' l'ascolto senza pregiudizi la qualità da mettere in gioco per contrastare il "tunnel".

Reply

17 mariogastaldi 14 February 2009 at 8:50

Ciao Renzo, infatti hai ragione! Ma come facciamo a diffondere e sviluppare la capacità di ascolto senza pregiudizi? Un modo che tende a non funzionare è "l'affermazione" in se e per se. Esempio in un dibattito io dico/affermo: La tua è una posizione ideologica, vuoi assolutamente affermare il tuo punto di vista.". Immaginiamo che ho ragione a dire così. A quel punto, però, lo scambio di argomentazioni diventa di nuovo "punto contro punto", perchè probabilmente l'interlocutore dirà a me qualcosa di simile. Il dibattito non riguarderà più il merito della questione, ma chi ha capacità di ascolto. In questo modo non risolviamo. Invece nello stesso dibattito posso dire: "dimmi di più … quale ragionamento ti conduce a queste conclusioni?" e poi ascoltare, in silenzio, e fare di tutto per comprendere … in questo modo creiamo le basi per poter, poi, affermare il nostro pensiero, anche noi, ottenendo ascolto in cambio. Che ne dite?

Reply

18 mariogastaldi 14 February 2009 at 9:50

Ciao Renzo,
infatti hai ragione!
Ma come facciamo a diffondere e sviluppare la capacità di ascolto senza pregiudizi?

Un modo che tende a non funzionare è "l'affermazione" in se e per se.
Esempio in un dibattito io dico/affermo: La tua è una posizione ideologica, vuoi assolutamente affermare il tuo punto di vista.". Immaginiamo che ho ragione a dire così.

A quel punto, però, lo scambio di argomentazioni diventa di nuovo "punto contro punto", perchè probabilmente l'interlocutore dirà a me qualcosa di simile. Il dibattito non riguarderà più il merito della questione, ma chi ha capacità di ascolto. In questo modo non risolviamo.

Invece nello stesso dibattito posso dire: "dimmi di più … quale ragionamento ti conduce a queste conclusioni?" e poi ascoltare, in silenzio, e fare di tutto per comprendere … in questo modo creiamo le basi per poter, poi, affermare il nostro pensiero, anche noi, ottenendo ascolto in cambio.
Che ne dite?

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19 chiara 14 February 2009 at 10:04

Ciao Francesco non potevi essere più chiaro; la penso anche io come te e avrei detto le stesse identiche parole …… Buon proseguimento

Reply

20 chiara 14 February 2009 at 11:04

Ciao Francesco non potevi essere più chiaro; la penso anche io come te e avrei detto le stesse identiche parole …… Buon proseguimento

Reply

21 mariogastaldi 14 February 2009 at 14:17

Ciao Chiara, grazie.

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22 mariogastaldi 14 February 2009 at 15:17

Ciao Chiara,
grazie.

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