
Vediamo una modalità di ascolto che funziona, tra persone all’interno di gruppi e organizzazioni; e la confrontiamo con altre modalità che non funzionano.
Ascoltare è diverso da sentire.
Sentire è un fenomeno fisico, onde sonore che si trasmettono e arrivano alle nostre orecchie.
Ascoltare è comprendere fatti, opinioni e sentimenti.
Sentire non serve a molto; ascoltare unisce le persone in modo potente.
Purtroppo mentre ascoltiamo facciamo spesso una cosa sbagliata: pensiamo a qualcos’altro, anche perché la velocità del nostro pensiero è superiore alla velocità con cui parliamo. Per esempio pensiamo a cosa vogliamo dire quando il nostro interlocutore finirà di parlare … e … non ascoltiamo.
Il risultato è che il messaggio non ci arriva chiaro; non capiamo. Questo può portare ad equivoci, azioni sbagliate, ritardi, errori, frustrazioni, conflitti, progetti che non si realizzano ecc.
Tutte queste situazioni impediscono ai gruppi e alle persone di funzionare insieme, e di realizzare risultati.
Per definire meglio la questione vi propongo tre diversi modelli di ascolto.
Ascolto Competitivo
Chi ascolta, in realtà, è più attento a sostenere i propri argomenti che a capire cosa intende dire veramente chi gli parla. Chi “ascolta” aspetta le pause per inserirsi rapidamente e esprimere il proprio punto di vista. Magari porta un attacco appena sente cose su cui non è d’accordo. In questi casi “l’ascoltatore”, mentre (non) ascolta, sta elaborando il proprio ragionamento in modo da “vincere” il confronto dialettico. La nostra postura e il nostro sguardo esprimono tutto questo in modo molto chiaro. Vi è mai capitato? Questa situazione porta ad una comunicazione che non funziona; le persone non si capiscono e non realizzano progressi.
Ascolto Passivo
Chi ascolta è effettivamente intenzionato a comprendere il messaggio di chi gli parla, non solo a sentire. Però questo tipo di ascoltatore non verifica quanto gli viene detto, non si assicura di aver capito, per questo lo chiamiamo “passivo”.
Ascolto Attivo
Chi ascolta in modo “attivo” è genuinamente interessato a comprendere i fatti riportati da chi parla. Ma vuole anche comprendere le sue opinioni e i suoi sentimenti. Chi ascolta in questo modo:
• farà domande di chiarimento ed approfondimento per assicurarsi che il messaggio nella sua completezza gli arrivi chiaro;
• farà dei riepiloghi per assicurarsi di aver capito chiaramente;
L’ascolto attivo richiede più tempo, ma è molto evidente che l’ascolto attivo porta ad una comprensione reciproca profonda che chiarisce i fatti e le azioni da compiere, e aiuta la costruzione di relazioni armoniose alla base del successo di qualsiasi organizzazione.
Volete migliorare?
Fate questo un esercizio.
Per una settimana ( o più), pensate ogni giorno ad una situazione in cui avete ascoltato. Pensate al modello di “ascolto attivo”. Datevi un punteggio da 1 a 5; datevi 5 se avete saputo ascoltare in modo molto attivo; datevi 1 se proprio non vi avvicinate neanche.
Quando vi date punteggi 3 o inferiori, scrivete cosa avete fatto, o cosa non avete fatto che vi ha impedito di essere dei buoni ascoltatori. Per esempio avete dimenticato di fare domande di approfondimento o di chiarimento; oppure vi sentivate attaccati, offesi, molto emotivi e presi solo dalle vostre argomentazioni?
Scrivete anche perché vi siete trovati ad usare proprio quello stile di ascolto.
Buon Ascolto.

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Una premessa per un buon ascolto e la necessità che ci sia silenzio! Non si dovrebbe sottovalutare questa cosa, nel silenzio è più facile ascoltare anzichè sentire!