Talento Individuale o Talento Organizzativo. Quale serve?

by Mario Gastaldi on January 5, 2012

La tipica direzione HR vede il talento come un fenomeno individuale che nella fase di selezione esiste o non esiste. Successivamente può essere migliorato con interventi formativi.

In azienda, il talento del singolo ha importanza prevalente in casi limitati (per esempio venditori che lavorano da soli nei loro mercati). Pensate ad una squadra di tennis: i giocatori vanno in campo da soli.

Nei contesti organizzativi normalmente i giocatori vanno in campo insieme (pensate ad una squadra di basket). Contano molto la collaborazione, e la comunicazione, l’intreccio di attività, azioni, pensieri, relazioni ed emozioni.
La performance organizzativa non scaturisce dalla semplice somma di talenti, ma si moltiplica grazie alla sinergia tra i talenti.

Così preferisco parlare di talento organizzativo (o talento collettivo) mettendo in rilievo la dimensione sociale del fenomeno.

La maggior parte delle direzioni HR si concentra sul classico processo di definizione delle competenze necessarie, ricerca, selezione, ed inserimento del singolo.
In questo processo il focus e le energie sono indirizzate alla ricerca del talento; l’essere talentuoso è un dato assoluto che prescinde dall’ambiente in cui il talento si inserisce.

Le direzioni HR, per migliorare i talenti che faticosamente hanno cercato e trovato, lavorano con attività di formazione che mirano a sviluppare le capacità del singolo.
Ovviamente sviluppare le capacità dei singoli è una cosa molto positiva. Ma non basta.
Anzi gli sforzi per cercare, trovare e sviluppare dei grandi singoli possono essere azzerati dall’incuria in cui viene lasciato il sistema organizzativo nel suo insieme.

In concreto e per semplificare:

  • Il talento è inserito in un ambiente organizzativo vitale e coinvolgente, e fiorisce insieme all’organizzazione.
  • Il talento è inserito in un ambiente organizzativo deprimente. Il talento si spegne, e/o cerca altre organizzazioni. Se è svelto ci riesce e va via.
  • Una media persona è inserita in un ambiente sociale e organizzativo vitale. La media persona si espande e fiorisce. Può diventare un talento. L’organizzazione aiuta lo sviluppo ed il benessere delle sue persone e realizza risultati.
  • Una media persona è inserita in un ambiente deprimente. Non commento questo scenario.

In conclusione ci sono due fattori che influiscono sulla performance organizzativa:

  1. i talenti come singoli, e
  2. il talento organizzativo nella sua dimensione complessiva e sistemica.

Il secondo fattore è trascurato troppo spesso. Trascurare il “talento organizzativo” vanifica tutti gli sforzi fatti per cercare, attrarre e sviluppare i talenti (singoli).

Come mai, così spesso, nelle nostre organizzazioni si sprecano i talenti individuali perché non si cura il talento organizzativo?

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Andrea January 6, 2012 at 8:20 am

Chi scrive è un talento individuale che avrebbe (uso il condizionale perché mi è stato impetido a suo tempo di portare a termine il compito) anche talento organizzativo.
Sono il primo a dire che il valore dell'insieme è superiore alla somma delle singole parti che lo compongono: la collaborazione e l'integrazione delle competenze porta senza dubbbio ad un effetto leva.
Il problema è trovare tante singole parti allo stesso (alto) livello di professionalità (in senso lato: competenza, serietà, affidabilità). E' il motivo per cui continuo come individu(alista), nonostante riconosca la necessità di fare squadra, assolutametne.
Gli scenari che hai sopra descritto li ho vissuti in prima persona da dipendente (ora sono libero professionista): me ne sono sempre andato da situazioni lavorative che ritenevo non alla mia altezza, pur con contratto di lavoro a tempo indeterminato, schivando e anticipando azioni di mobbing da parte ddell'azienda: dava fastidio l'iniziativa del singolo (soprattutto se questa portava rislutati…un paradosso).
E non ho mai messo il denaro al primo posto delle mie scelte (anzi: non c'era prorpio).
Morale: hai detto delle cose giustissime (per me delle ovvietà), il problema è mettere in connessione i talenti affinché formino una supersquadra: questa servirà da incubatore e traino per molte altre figure, meno talentuose o "intermedie" come dicevi. E fare in modo che questi talenti si capiscano e si ascoltin a vicenda, partendo dal presupposto che ognuno vale uno.

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mariogastaldi January 7, 2012 at 6:03 pm

Ciao Andrea,
grazie della visita e del contributo.
Sono infatti delle ovvietà!
Il fatto è che nonostante tutto questo sia proprio ovvio il talento organizzativo-collettivo non è curato.
Un ambiente organizzativo sano e forte premia l'iniziativa, fa espandere chi è già talento, e la persona media, che può diventare talento.
Una delle manifestazioni di scarso talento o intelligenza organizzativa è proprio l'abitudine di premiare la mediocrità.
Così tu hai fatto le tue scelte.

Mettere in connessione i talenti dipende molto dalla leadership e dal suo sviluppo verso un ispirazione più alta e contemporaneamente più pragmatica nel senso che pensa realmente all'organizzazione nel suo insieme.
Allora i talenti (e non solo loro) possono integrarsi brillantemente.

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Raffaele January 13, 2012 at 10:50 am

Purtroppo il quarto punto, quello che non commenti, è il più diffuso (o almeno questa è la sensazione che ho) e sembra proprio che non ci sia una struttura in Italia, a partire dall'istruzione, che dia delle basi ai più. Sebbene questo possa non sembrare negativo per chi di talento ne ha (e le situazioni in cui fiorire se le cerca o se le crea), con il tempo poi ci si accorge che in effetti un talento, se non è circondato da altri talenti o comunque da persone capaci, volenterose, formate, vitali, ha un rendimento minore. La diffusione di questa situazione arreca danno ad una nazione che perde, a mio avviso, la capacità di competere.

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mariogastaldi January 13, 2012 at 1:34 pm

Buongiorno Raffaele, grazie per passare da queste parti.
Non so se il 4° scenario è così diffuso … sarò ottimista?
Le persone mi sembrano talentuose, (almeno come potenzialità). Forse sono di più i contesti in cui ci troviamo ad essere meno talentuosi … la politica, le organizzazioni, le istituzioni non ci ispirano tanto in questo periodo …
Credo che ognuno di noi può trasformarsi in positivo se intorno il contesto è favorevole; e questo accade come tu dici anche per contaminazione positiva.
In un contesto sociale, peraltro, lo sviluppo delle persone come individui può avere luogo, ma il contesto resta il fattore determinante.

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Antonio January 19, 2012 at 12:40 pm

Ciao a tutti,
Penso che una plausibile ragione della trascuratezza del talento organizzativo-collettivo sia il mancato ritorno percepito dal vertice aziendale, anzi un possibile indebolimento del proprio potere.
Questa miopia ha delle conseguenze Schettino-style :-)

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mariogastaldi January 20, 2012 at 12:40 am

Ciao Antonio,
grazie della visita.
Probabilmente ci sono due aspetti. Il ritorno che scaturisce dal talento organizzativo in opera è apprezzato. Infatti sono tante le attività che vanno sotto il nome di Team Building … l'idea sarebbe proprio quella di costruire il gruppo.
Ma probabilmente sono più d'accordo con te sul secondo punto; c'è timore che lo sviluppo del talento collettivo tolga peso specifico a un certo management … specialmente il middle management.
Il management senior, oltre a vedere il ritorno, chiede anche ai propri riporti (middle manager), di sviluppare il talento del gruppo.
ll middle management, come dici tu non vuole rischiare il proprio indebolimento … forse questo spiega come mai tante attività di team building sono scalate o passaggi in cucina, che creano solo un pò di buonumore ma non hanno alcun impatto sulla capacità del gruppo di lavorare insieme. Questo tipo di attività tranquillizzano le coscienze (abbiamo provato) senza realizzare il risultato.
Peraltro le situazioni sono molto varie da un'organizzazione ad un'altra.
A presto.

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marina mele January 23, 2012 at 9:09 am

Di redente ho osservato alcuni approcci HR organizzativi veramente di profilo discutibile. ANche se è necessario dire che talvolta Hr come organizzazione non sempre riesce a condurre la propria strattegia appieno. La valutazione a monte sono i costi delle persone e allora assumere talenti costa. Così le organizzazioni assumono talenti nei livelli alti pensando che una conduzione autorevole e preparata possa fare miracoli. La logica, quando verificata sta nella seguente risposta: troppi talenti di elevato profilo confliggono! Mi fermo qui anche se la mia opinione traspare!

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