Obiettivi Nebulosi

by Mario Gastaldi on September 7, 2010

S. Mountain Reservation

Pensateci un momento: quando si parla di obiettivi siamo abituati a credere che dobbiamo avere chiarezza. Dobbiamo sapere dove stiamo andando, con quali risorse lo faremo, e quanto tempo impiegheremo.
Chi di noi non ha chiarezza potrebbe sentirsi inadeguato.Io invece vi parlo di Obiettivi Nebulosi.
I processi industriali, di solito standardizzati e controllati, si prestano all’utilizzo di obiettivi chiari: quantità  di prodotto, volume di vendite ed altri simili. Semplice e chiaro.

Ad un certo punto ci domandiamo se quel processo industriale è il migliore possibile, o se addirittura stiamo producendo la cosa giusta, o se dobbiamo produrla noi, o magari comprarla già, (in parte), prodotta.

Oppure pensiamo a situazioni in cui vogliamo definire servizi nuovi per accontentare meglio i nostri clienti o vogliamo addirittura ripensare completamente il nostro modello di business.

In questi casi avere obiettivi chiari è in se una (auto)-limitazione completa delle prospettive e delle possibilità .

Entra in gioco, in queste circostanze, la necessità  di ragionare per obiettivi nebulosi.

Gli obiettivi nebulosi sono:

  • definiti in modo molto ampio ed aperto;
  • possono cambiare in corsa, mentre lavoriamo per realizzarli;
  • Il processo di definizione e realizzazione di questi obiettivi deve includere una varietà di diverse prospettive e contributi.
  • il processo di definizione e realizzazione deve includere dosi massicce, e premeditate, di creatività, passione, motivazione.
  • Gli obiettivi diventano chiari man mano che si procede nelle fasi intrecciate di scoperta-definizione-realizzazione-scoperta … .

Nelle organizzazioni diventa sempre più importante riconsiderare quello che facciamo e come lo facciamo. La produzione industriale standardizzata mostra i suoi limiti, e la competizione si sposta sul prezzo.
I modelli di business tradizionali spesso mostrano limiti crescenti.
Oppure ancora vogliamo ripensare il modo in cui la nostra organizzazione fa profitti e conteporaneamente si rende utile in una logica (molto) più ampia.

In questi scenari, la capacità  di concepire, e lavorare, per obiettivi che siano solo nebulosi, piuttosto che assolutamente chiari, diventa fondamentale.

Nelle nostre organizzazioni questo richiede nuove capacità di:

Ed invece nelle nostre organizzazioni conosciamo tutto ciò che serve con molta lucidità, sappiamo dove stiamo andando, e come ci andremo. I nostri obiettivi ci appaiono assolutamente chiari.

Salvo i casi che citavo sopra, (processi standardizzati), questo mindset, (atteggiamento mentale), rischia di precluderci possibilità non immediatamente evidenti.

In futuro diventerà  sempre più importante avere obiettivi nebulosi. E forse è stato sempre molto importante: pensate a Cristoforo Colombo che ha raggiunto un obiettivo diverso da quello che aveva immaginato.

Qual’è la vostra opinione? Come suona questo ragionamento?

Photo credits: Valerie Morrison-Four Thirds Photographer

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{ 4 comments… read them below or add one }

Michela September 9, 2010 at 6:41 pm

Grande Mario!

Fotografia davvero realistica, credo, di molte realtà aziendali odierne….

M*

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mariogastaldi September 10, 2010 at 7:45 pm

Ciao Michela,
grazie!
Senti … abbiamo un dibattito nel gruppo in Linkedin … ora ti invito, ci sono un bel po di interessanti osservazioni.
In ogni caso nei prossimi giorni metto una sintesi in commento qua.

Reply

Luca Baiguini September 23, 2010 at 12:43 pm

Ciao Mario, grazie per questo nuovo stimolo.
Spesso nei gruppi cerco di introdurre il tema delle definizione degli obiettivi "per approssimazioni successive", o con "strutture a cipolla", proprio per intendere quanto tu hai spiegato così bene, per fare in modo di gestire in maniera strategica i momenti di allargamento della visione verso nuove possibilità e le pur necessarie focalizzazioni.
Non facile, ma davvero appassionante!

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mariogastaldi September 23, 2010 at 6:07 pm

Ciao Luca,
La parola "nebulosi" a proposito di obiettivi sicuramente non piace ai managers più "ortodossi". Speriamo che abbia attratto l'attenzione e provocato riflessioni. Chissà.

Parlare di "obiettivi per approssimazioni successive" è rassicurante.
Mi piace, ricorda la fase convergente di ragionamenti in cui le persone che prima hanno ragionato in modo aperto (divergente), vanno poi a chiudere verso una direzione che assume contorni sempre più chiari.

Nel dibattito in corso nel Gruppo Sviluppo delle Organizzazioni in Linkedin, sono emersi diversi contributi a proposito del fatto che serve avere degli obiettivi, e che questi dovrebbero nascere flessibili, modificabili, per approssimazioni successive.
Sicuramente serve avere uno scopo, una direzione, una ragione di esistere per il nostro lavoro, non può esserci troppa nebbia a questo proposito.

Io penso che quanto maggiore è l'impatto organizzativo che certi obiettivi hanno (in termini di persone, posta in gioco) quanto maggiore è la necessità di includere altri nella definizione degli obiettivi, e in questi casi può essere importante che gli obiettivi siano aperti e flessibili.

Mi sembra importante mettere in guardia chi ha troppa chiarezza e spesso non vede molto in là.
Purtroppo molti modelli formativi hanno prodotto questa necessità diffusa di avere certezze.
Il dubbio e le domande, (che conducono a scoperte di livello superiore e ad azioni più pratiche utili ed intelligenti), devono trovare più spazio nelle organizzazioni.

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