John Chambers, CEO di Cisco Systems, ci racconta della importantissima transizione che ha avuto luogo in Cisco, nel passaggio da un modello di Leadership basato esclusivamente sul Comando e Controllo, ad un modello che introduce molti elementi di Teamwork e collaborazione.
Struttura organizzativa appiattita, tecnologie Enterprise 2.0 di primo livello, consentono flussi di interazione e di scambio di informazioni che assicurano empowerment e coinvolgimento.
“I miei sbagli erano legati alla mancanza di una adeguata struttura IT, e alla conservazione di un modello di Leadership basato esclusivamente sul comando e controllo. Queste due circostanze ci rallentavamo molto nella nostra azione”.
Uno dei momenti di svolta è legato alla ricerca di forti riduzioni dei costi legati alle spese di viaggio e trasferta. “A un certo punto abbiamo lavorato per ridurre le spese di viaggio e effettivamente abbiamo ridotto del 20% i nostri costi per viaggi e trasferte, e miglioreremo ancora. Ed io ho imposto questa scelta.” ci dice John Chambers.
Questa circostanza ha favorito lo sviluppo di tecnologie di collaborazione, che assicurano una grandiosa esperienza di interazione tra persone, con possibilità di scambio di dati, ma anche di audio e video di alta qualità.
Commentando il fatto che la scelta fu imposta da lui, dice ancora : “In effetti devi avere un equilibrio, e imporre certe scelte in certi momenti, ma nell’ambito di un modello di collaborazione e teamwork.”
John Chambers descrive un alternanza virtuosa tra momenti di ideazione, programmazione e decisione in cui il team lavora in modo collaborativo, e momenti di implementazione, in cui è comunque necessario verificare in che modo vengono implementate le decisioni che il team ha prodotto con modalità collaborative.
A un certo punto John Chambers risponde ad una domanda precisa: quali sono state le circostanze che hanno prodotto difficoltà e esitazioni?
E lui risponde dicendo che la principale difficoltà fu quella di disimparare il “comando e controllo” perché aveva avuto successo e loro lo sapevano fare molto bene.
Dice J. Chambers: “io stesso andavo in riunione, tentavo di stare collaborativo per una decina di minuti e poi .. “ehi questo è ciò che faremo! …” e prendevo subito la decisione”
“Dovetti imparare a lasciare al mio team il tempo di sviluppare un ragionamento efficace sull’argomento, e costruire un orientamento che avesse senso anche per loro.
E in breve tempo il mio team è diventato capace di prendere decisioni di qualità uguale, se non superiore, a quelle che avrei preso io stesso.
Sicuramente ci è voluta un pò di pazienza e volontà da parte mia.”
La combinazione di tecnologie Enterprise 2.0, unite ad un’approccio in cui il valore della collaborazione viene esaltato ha prodotto rilevantissime riduzioni di costi e importante sviluppo delle capacità collettive di operare.
John Chambers è un Leader che lavora per valorizzare i suoi uomini coinvolgendoli nei ragionamenti che conducono alle scelte, allo stesso tempo si riserva spazi per la verifica dell’implementazione.
I risultati ce li racconta lui stesso.
E voi che ne pensate?
Quale il giusto equilibrio tra “comando e controllo” e approcci collaborativi?



{ 2 comments… read them below or add one }
La qustione dell'approccio collaborativo si coniuga con quello Problem Based senza dimettere nemmeno per un'istante il contesto: quello andragocio. All'interno di un team ciascun componente ha coscienza del ruolo e della sua esperienza. Finalizza il suo "apprendere" al miglioramento di sè, alla condivisione. E questo punta dritto a ciò che qui si è scritto, cioé del "dover disimparare il comando e il controllo". Il Leader ha un ruolo sempre meno delineato secondo le strutture gerarchiche dil gruppo: diviene un mentore, un facilitatore. Al limite potremmo veicolare un concetto di azienda completamente decentralizzata , ma partecipata. La collaborazione e il controllo (dal basso) sono le chiavi per un team di successo solo a condizione che si sia dichiarato e condiviso (soprattutto dall'alto..pia illusione?) un punto di forza: la motivazione di ciascun componente.Se questa cade o se è disattesa, non c'è approccio che tenga..almeno non a lungo termine.
Ciao Titti,
sono molto d'accordo con te sul ruolo del leader che facilita processi e contesti valorizzando le persone.
Questo è sempre più necessario perchè i contenuti delle attività lavorative sono sempre più spesso ad alto contenuto di creatività. Quindi è bene scegliere persone giuste e lasciarle lavorare in un contesto favorevole.
A proposito di Leadership Diffusa o distribuita ho scritto un pezzo tempo fa: http://tinyurl.com/6nhx7c. Dovrebbe trovarti in sintonia.
Il tema diventa sempre più caldo, anche con lo sviluppo delle tecnologie della collaborazione che aprono molti nuovi spazi, ma rendono necessari dei cambiamenti di paradigma.
I leaders hanno timore e si può capire. E' importante che questi messaggi vengano giustamente intesi ed inquadrati.
In fondo il leader resta leader ma ha maggiori capacità di far emergere la capacità organizzativa perchè diventa capace di favorire l'azione entusiasta delle persone che lavorano con lui.
Sulle scelte (di cambiamento) che vengono dall'alto e/o dal basso ho scritto un altra volta: http://tinyurl.com/75l4sn.
Tornerò su quell'argomento perchè merita attenzione, ma vorrei dire che il cambiamento e le scelte che funzionano provengono da molti e diversi contributi. Il leader poi riassume e ispira ancora.
{ 1 trackback }