Conversazioni Difficili … la metafora del nodo

by Mario Gastaldi on December 27, 2008

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Può essere utile paragonare alcuni tipi di conversazioni difficili a dei nodi … da sciogliere.

Quali tipi di conversazioni difficili? Pensate a tutte le volte che siete coinvolti in un dibattito (conversazione) con qualcuno e si verificano le seguenti condizioni:


  • Ognuno è persuaso che il suo punto di vista è quello giusto.
  • Ognuno è sicuro che l’altro/a ha torto.
  • Ognuno è convinto che gli argomenti che l’altro/a sostiene sono sicuramente privi di fondamento.
  • In questo dibattito uno vince e l’altro perde.
  • Poiché siamo assolutamente certi della fondatezza delle nostre posizioni non prestiamo attenzione al pensiero dell’altro, sicuramente infondato, e non lo comprendiamo.
  • Frequentemente siamo convinti delle cattive intenzioni che animano e spingono l’altro. Lui/lei fa tutto quello che fa per perseguire  i propri interessi (in contrasto con i nostri), in modo egoistico.

Immaginate un filo intrecciato che forma una matassa non troppo stretta … potremmo districarla … ma

tipicamente, presi dalla fretta, ci precipitiamo a tirare dai due capi del filo. Il risultato è che la matassa, o il nodo, si serrano in modo sempre più stretto e districarli diventa sempre più difficile.

Questo accade nella grande parte delle conversazioni difficili in cui punti di vista opposti si confrontano, ma rapidamente il desiderio di vincere l’argomentazione porta entrambi a tirare con forza ed energia i capi del filo serrando il nodo sempre di più.
In questi casi non si arriva a conclusioni condivise, non si arriva a decisioni sensate. Le conversazioni possono essere molto lunghe, con grosse perdite di tempo, ed infine anche la qualità delle relazioni peggiora in modo significativo.
Queste sono conversazioni punto contro punto in cui i partecipanti si rimandano argomenti uno contro l’altro come in un tavolo da ping-pong.

Che fare?

1.    Siamo presenti a noi stessi e rendiamoci conto di quando questa dinamica si attiva; non è facile, ma ci aiuta molto. Il solo fatto di renderci conto che stiamo portando avanti una conversazione punto contro punto è sufficiente a farci dubitare che stiamo lavorando bene per ottenere qualche risultato.
2.    Non tiriamo ostinatamente dalla nostra parte. Il nostro istinto, in condizioni normali, quando riflettiamo poco, ci porta a rispondere alle argomentazioni dell’altro con forza sempre maggiore, con argomenti sempre più razionali e logici; con energia crescente, spesso con tono di voce crescente o insinuazioni e battute che colpiscono. Per ora limitiamoci a dire che questa, (tipica), reazione è la ricetta sicura per aggravare il conflitto, aumentare le distanze e ridurre molto la capacità di trovare soluzioni.

E voi che ne pensate?

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