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Parliamo dell’abitudine diffusa di prendere finte decisioni inutili, che non danno seguito ad alcuna azione. Queste nascono della paura di confrontare le opinioni differenti che tutti abbiamo sulle questioni che sono importanti per noi.
Mi piace chiamare Decisioni di Cartapesta quelle che hanno le seguenti caratteristiche:
a. Si riferiscono a questioni importanti;
b. vengono prese da un Leader ma applicate ed eseguite in modo stanco, fiacco, e senza alcun entusiasmo. Oppure non sono applicate, o addirittura sono ostacolate da chi deve applicarle.
c. Vengono prese da un gruppo di persone – consiglio di amministrazione, consorzio, associazione, gruppo di soci. Queste decisioni apparentemente mettono (quasi) tutti d’accordo, ma non conducono a nessuna azione concreta.
Una variante della Decisione di Cartapesta è … Nessuna Decisione! Questioni importanti richiedono scelte, ma queste vengono costantemente rinviate. Non si finge nemmeno di prendere decisioni di alcun tipo.
Le questioni importanti di cui parlo hanno un particolare significato per il destino del gruppo di persone o dell’organizzazione. Oppure hanno una importanza specifica per il territorio, quando vengono prese da enti che hanno il ruolo istituzionale di orientare positivamente l’azione dei soggetti economici che ne fanno parte.
Le Decisioni di Cartapesta sono molto diffuse, e molto diffusa è anche la variante … Nessuna Decisione.
Quali conseguenze?
Semplicemente che le iniziative decise muoiono in fretta e le cose non vengono fatte.
Le aziende restano paralizzate nell’indecisione; subiscono danni enormi, in un mondo in cui la velocità nel prendere decisioni che vengono rapidamente attuate, fa la differenza fra il successo ed il fallimento … e non esiste via di mezzo.
Opportunità vengono perse e molto sviluppo non si realizza, per organizzazioni, comunità, territori.
Frustrazione, e conflitti che si inaspriscono rendendo ancora più complicato il processo decisionale che si avvita spesso in un circolo vizioso.
La complessità della questione.
Se una singola persona deve prendere decisioni di cui lui solo è responsabile, il processo non è troppo complicato. Se una persona, o più persone, deve/devono prendere una decisione la cui attuazione richiede il coinvolgimento di altri, il processo è più complicato.
Perchè?
Per molte diverse ragioni. Per necessità di sintesi ne scelgo una particolarmente freguente: la paura di entrare in conflitto.
Perchè si ha paura di entrare in conflitto? In che senso abbiamo paura del conflitto? E cosa intendo con il termine conflitto?
In realtà conflitto è un termine tecnico che significa confronto. Il Conflitto/confronto nasce dalla circostanza che ognuno di noi, ha delle idee sulle questioni. Se tutti la pensiamo allo stesso modo … qualcuno di noi è inutile.
Il conflitto non è altro che la combinazione di idee e punti di vista differenti su questioni di vario tipo. Il conflitto in questo senso è una ricchezza perchè consente soluzioni brillanti ai problemi attraverso il confronto costruttivo tra diverse idee.
Il conflitto diventa malsano quando si basa su giudizi di valore sulle persone coinvolte. Questi giudizi sono sempre assolutamente da evitare.
Come mai abbiamo paura del conflitto, anche nei casi in cui è positivo?
Siamo pigri … e il dibattito richiede energia emotiva. Spesso preferiamo semplicemente lasciar perdere. Questa può essere una scelta giusta per questioni di poca importanza.
Abbiamo timore che le nostre idee siano superate da altre ferendo così il nostro ego, o facendoci temere per la nostra posizione;
Non ci rendiamo conto delle conseguenze disastrose che nascono dal non affrontare le questioni importanti. Quando non affrontiamo questioni importanti fermiamo l’attività ; lasciamo che l’incertezza ci lasci nell’inerzia.
Non ci sentiamo a nostro agio quando dobbiamo confrontarci con persone che la pensano in modo diverso dal nostro;
Sentiamo il rischio di rovinare una relazione e non ci sentiamo emotivamente competenti nell’affrontare un dibattito complicato.
Perché si teme che offrire le proprie idee possa essere interpretato come una sfida all’autorità … (vedi collaboratori che non si sbilanciano nelle riunioni … )
Perché costruiamo un clima o un ambiente che non incoraggiano il confronto tra le idee, nella quotidianità e nelle riunioni … e quindi, le persone non si sbilanciano.
Uno dei risvolti di queste situazioni è che le riunioni sono “finte”, manca uno scambio e un dibattito che porta idee; oppure le riunioni non si fanno affatto.
Allora?
Una proposta: affrontate le questioni in modo aperto, sereno, favorendo lo scambio, anche acceso, di idee ed opinioni. Non permettete che alcune questioni restino inespresse, “sotto il tavolo”, impedendo il chiarimento tra le persone e la definizione di precise scelte operative che tutti supportano.
Le decisioni che nascono dal confronto/conflitto sono solide e raccolgono il supporto di tutti. Gli aspetti delle questioni vengono esplorati; vengono valutate le alternative. Il gruppo produce valore con il suo dibattito ed il Leader può esprimere Decisioni di Qualità, decisioni che potranno contare sul supporto di chi le deve attuare.
Il tempo necessario per questo coinvolgimento e dibattito è spesso eccessivo per le decisioni di routine. Ma quando affrontiamo questioni significative diventa un investimento fondamentale che porta un risultato molto semplice: le cose accadono e si fanno.
Infine alcune domande per voi …
- Fino a che punto gradite ascoltare punti di vista diversi dai vostri? Cosa emerge dal vostro comportamento … cosa pensa chi lavora con voi?
- Come reagite di fronte ad idee molto diverse dalle vostre?
- Quanto riuscite a sospendere il giudizio sul valore delle idee che non suonano immediatamente simili alle vostre?

