AIF: Formazione in tempo di crisi …

 

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Sabato ho partecipato ad una interessante mattinata con AIF Lombardia, una mattina in cui ho incontrato diverse persone che ho apprezzato molto, e alcune che avevo desiderato incontrare in passato.

Laura Colombo ha organizzato l’evento e introdotto la giornata; sono seguite alcune presentazioni interessanti e ricche di stimoli. (Complimenti a tutti.)

Successivamente, come in programma, ci siamo divisi in gruppi di lavoro in cui abbiamo approfondito vari temi.
Il nostro gruppo coordinato e ispirato da Francesco Varanini si è occupato di “Formazione in tempo di crisi”.

Poiché al termine della conversazione gli amici del gruppo mi hanno chiesto di presentarla agli altri partecipanti, ecco la mia sintesi di una conversazione che ha generato spunti di riflessione e suggerimenti operativi.

Abbiamo osservato il tema “Formazione in Tempo di crisi” in due aspetti:

  1. Formazione: come è e come dovrebbe essere;
  2. Come la portiamo sul mercato.

Il peccato originale.
C’è una riflessione che ha risuonato forte e chiara. Per molto, troppo tempo, la formazione è stata proposta come un prodotto che non è necessariamente utile, ma qualcosa che tanto valeva fare visto che c’erano dei finanziamenti. Non era importante che producesse risultati utili alle organizzazioni … perchè tanto non costava nulla.
E naturalmente questa circostanza ha prodotto almeno due conseguenze:

  • non si sono sviluppate competenze di valutazione in chi acquista la formazione;
  • non c’è un collegamento percepito (e spesso neanche sostanziale) tra le attività formative e lo scopo reale per cui si fanno o si dovrebbero fare.

COME E’ E COME DOVREBBE ESSERE LA FORMAZIONE
L’apprendimento organizzativo è un fenomeno sociale che ha luogo in un gruppo di persone. In realtà l’apprendimento è cambiamento. Se imparo cambio, se non cambio significa che non ho imparato. L’apprendimento produce un modo nuovo di osservare le cose che conduce ad agire in modo nuovo, più competente ed efficace.
Questo tipo di cambiamento può avere luogo solo all’interno di processi di dialogo e sense-making che coinvolgono più persone che insieme danno senso alle questioni.

L’apprendimento così ha luogo all’interno di uno scambio che raccoglie molteplici contributi, attraverso un processo sociale di ricombinazione di prospettive varie, anche molto diverse.

La formazione come trasferimento di nozioni dal docente ai discenti ci appare così superata. La conclusione è valida persino per le attività formative che hanno contenuti principalmete nozionistici, come la formazione sulla sicurezza.
I collaboratori di un’azienda non scelgono di attuare comportamenti “sicuri” per il semplice fatto che li abbiamo invitati in un’aula, e abbiamo travasato in loro delle informazioni.

Abbiamo anche citato la provocazione di Harold Jarche che sottolinea che l’aula come momento di costruzione di capacità slegato dalle attività di lavoro è un inutile spreco. Secondo lui “l’apprendimento è il lavoro, e il lavoro è l’apprendimento”.

Allora il compito del formatore è quello di creare contesti di apprendimento collegati in modo immediato con la realtà operativa e i bisogni organizzativi. In questi contesti si costruisce valore per i partecipanti e per l’organizzazione.

PORTARE LA FORMAZIONE NEL MERCATO

Tra le varie riflessioni che sono emerse nel gruppo:

Necessità di assunzione di responsabilità. Chi propone apprendimento per le organizzazioni deve superare il “peccato originale” che ho citato sopra e di cui avevo io stesso parlato, in un certo senso, a proposito di superare il team building.
E’ necessario proporre esperienze di apprendimento collegate in modo stretto alle necessità concrete del business. E’ necessario definire il ROI. Se i risultati delle attività formative sono poco misurabili numericamente, allora serve uno sforzo maggiore per documentare i cambiamenti che hanno luogo grazie alle attività formative. (Io ho esperienze positive usando altri approcci come la “narrazione strutturata dei cambiamenti“. La narrazione inoltre rinforza e consolida i cambiamenti positivi.)

Co-creazione delle proposte formative.
E’ un’idea che vede un processo in cui la proposta del progetto formativo si sviluppa insieme ai clienti che partecipano alla definizione delle caratteristiche e dei contenuti. Il processo si può svolgere in modalità varie, tra cui la conversazione nei social media in cui i vari contributi ed idee si combinano per produrre poi il progetto finito.

Cosa ho trascurato, e in generale quali sono le vostre idee?

Tra i partecipanti al gruppo che hanno reso la conversazione così interessante: Francesco Varanini (coordinatore), Elio Vera, Salvatore (Toti) Licata, Andrea Albanese, Emanuele Benedetti, Michele Curatella, Angela Ariola, Elisabetta Moretti; e sto dimenticando qualcuno, chiedo scusa … 

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Comments

  1. Michele says:

    Ottima sintesi, a mio avviso hai perfettamente evidenziato gli argomenti discussi con molta chiarezza. Complimenti.
    Ciao Michele

    • Ciao Michele, grazie della visita; è stata una mattina molto interessante, una conversazione produttiva fatta tutti insieme. Grazie mille anche per quella.
      Ciao.

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