Giorni fa abbiamo condotto il nostro Evento: “Cambiamento Organizzativo, comandiamo o coinvolgiamo?” (guardate il video sopra).
Come promesso, stiamo scrivendo un resoconto del dibattito che sarà pubblicato su L’Impresa di Novembre. Oggi vorrei condividere con voi una riflessione e una contraddizione.
La riflessione viene da una delle nostre ospiti; nel “cerchio” finale ha commentato: “non ho visto traccia del comando“.
Ed infatti nelle diverse conversazioni che abbiamo fatto durante le quattro ore di attività è emerso in modo chiaro e coerente che il management coglie il valore concreto ed operativo di coinvolgere le persone; e ha poca fiducia nel concetto superato di “comando e controllo”. Non ci sono solo di motivazioni di ordine etico. Coinvolgere i collaboratori nei ragionamenti che riguardano loro, e il lavoro che dovranno portare avanti, è una garanzia per sviluppare il famoso “engagement”, una garanzia per assicurare creatività, iniziativa, passione, motivazione, energia, tra i collaboratori. E’ una garanzia per creare agilità, reattività, competitività nell’organizzazione.
Queste idee sono emerse in modo chiaro tra i partecipanti del 1 Ottobre, (prevalentemente manager di linea o HR di diverse organizzazioni Italiane, molto grandi o di medie dimensioni)
La contraddizione.
Allo stesso tempo, nella realtà di molte organizzazioni, non osserviamo grande coinvolgimento delle persone. Le strutture organizzative, oggi, non sono concepite per dare vita a forme di inclusione (anche occasionali) delle persone nei ragionamenti organizzativi. il management ha certo la responsabilità di tirare le somme e compiere le scelte, ma può coinvolgere le persone nei ragionamenti organizzativi molto utilmente. Ma non lo fa. Le organizzazioni pagano un costo alto: hanno dipendenti che non usano le loro capacità al meglio, e tirano avanti stancamente facendo finta di obbedire. L’obbedienza cieca davvero non serve a manager ed organizzazioni che si muovono negli scenari turbolenti e in continuo cambiamento che stiamo conoscendo.
Quindi c’è una contraddizione tra ciò i manager dichiarano (in tante sedi) e ciò che osserviamo. Il motivo è semplice, almeno secondo il mio punto di vista.
I manager hanno giustamente timore di ciò che non conoscono, e timore di agire se non hanno strumenti, approcci, metodi che rassicurano e danno la sensazione precisa che il percorso è solido, e produce risultati e soddisfazione.
Hanno ragione. Nelle scuole di management non sono stati proposti e sviluppati approcci alla leadership e di cultura organizzativa di questa natura; sono stati proposti approcci molto più semplici e purtroppo gravemente inadeguati a fare fronte alla complessità in cui le organizzazioni si muovono.
Noi vogliamo colmare questo vuoto metodologico in vari modi.
- Stiamo scrivendo per raccontare le esperienze compiute in numerose Aziende Italiane. (un esempio qui, altri lavori seguiranno).
- Stiamo organizzando esperienze di apprendimento specifiche che diffondono anche nel nostro paese capacità di evolvere le nostre organizzazioni ed applicare quelle “tecnologie dei sistemi umani” che pure sono disponibili, ma ancora non utilizzate abbastanza.
A questo proposito permettetemi di ricordarvi che domani scade l’Early Bird per partecipare a “Evoluzione delle Organizzazioni ed Appreciative Inquiry”, condurremo con Anne Radford il 25 e 26 Ottobre a Milano.

