In questo spazio condividiamo il pensiero più avanzato per lo Sviluppo … delle Organizzazioni e cogliamo opportunità per imparare e crescere come consulenti, manager, facilitatori.

Così vi segnalo con entusiasmo la prossima Conferenza Internazionale sull’Appreciative Inquiry che si svolgerà a Ghent, in Belgio il prossimo Aprile.
E’ a due passi da noi, e davvero può essere l’occasione di trasformare in positivo il nostro modo di aiutare le organizzazioni nei nostri diversi ruoli.

Per me è stato un onore, e una grande opportunità, far parte dell‘International Advisory Board della conferenza, insieme ad alcuni tra i più avanzati pensatori ed esperti di sviluppo organizzativo nel mondo.

Il mio desiderio è quello di sviluppare la pratica e la conoscenza di Appreciative Inquiry in Italia.
Fino ad oggi la pattuglia Italiana agli incontri del Network Europeo è stata davvero sparuta, quasi sempre solo io … anche se sta crescendo …

Per chi non conosce Appreciative Inquiry, si tratta di una corrente di pensiero, e un insieme di pratiche, usate per lo sviluppo di organizzazioni, gruppi e persone.

In due righe, Appreciative Inquiry (o AI), si fonda su:  [click to continue…]

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Miglioramento e Conversazione Organizzativa in 10 punti

by Mario Gastaldi on January 16, 2012

 

Nel mio articolo su L’Impresa di Gennaio  descrivo un percorso in 10 tappe per attivare e sviluppare un percorso di cambiamento e miglioramento costante attraverso una conversazione organizzativa efficace. E’ utile ed interessante per managers di linea o HR che vogliono migliorare la competitività della propria organizzazione.

Prima di sviluppare i dieci punti del percorso, scrivo qualche cenno sui limiti degli approcci tradizionali.

Inoltre, qui trovate una mia presentazione sulla Conversazione Organizzativa che può essere utile guardare mentre si legge l’articolo; alcune foto della presentazione costituiscono esempi che permettono di visualizzare il ragionamento

Scaricate pure l’articolo: Innovazione a ciclo continuo: L'Impresa Gennaio 2012 (100)

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Talento Individuale o Talento Organizzativo. Quale serve?

by Mario Gastaldi on January 5, 2012

La tipica direzione HR vede il talento come un fenomeno individuale che nella fase di selezione esiste o non esiste. Successivamente può essere migliorato con interventi formativi.

In azienda, il talento del singolo ha importanza prevalente in casi limitati (per esempio venditori che lavorano da soli nei loro mercati). Pensate ad una squadra di tennis: i giocatori vanno in campo da soli.

Nei contesti organizzativi normalmente i giocatori vanno in campo insieme (pensate ad una squadra di basket). Contano molto la collaborazione, e la comunicazione, l’intreccio di attività, azioni, pensieri, relazioni ed emozioni.
La performance organizzativa non scaturisce dalla semplice somma di talenti, ma si moltiplica grazie alla sinergia tra i talenti.

Così preferisco parlare di talento organizzativo (o talento collettivo) mettendo in rilievo la dimensione sociale del fenomeno.

La maggior parte delle direzioni HR si concentra sul classico processo di definizione delle competenze necessarie, ricerca, selezione, ed inserimento del singolo.
In questo processo il focus e le energie sono indirizzate alla ricerca del talento; l’essere talentuoso è un dato assoluto che prescinde dall’ambiente in cui il talento si inserisce.

Le direzioni HR, per migliorare i talenti che faticosamente hanno cercato e trovato, lavorano con attività di formazione che mirano a sviluppare le capacità del singolo.
Ovviamente sviluppare le capacità dei singoli è una cosa molto positiva. Ma non basta.
Anzi gli sforzi per cercare, trovare e sviluppare dei grandi singoli possono essere azzerati dall’incuria in cui viene lasciato il sistema organizzativo nel suo insieme.

In concreto e per semplificare:

  • Il talento è inserito in un ambiente organizzativo vitale e coinvolgente, e fiorisce insieme all’organizzazione.
  • Il talento è inserito in un ambiente organizzativo deprimente. Il talento si spegne, e/o cerca altre organizzazioni. Se è svelto ci riesce e va via.
  • Una media persona è inserita in un ambiente sociale e organizzativo vitale. La media persona si espande e fiorisce. Può diventare un talento. L’organizzazione aiuta lo sviluppo ed il benessere delle sue persone e realizza risultati.
  • Una media persona è inserita in un ambiente deprimente. Non commento questo scenario.

In conclusione ci sono due fattori che influiscono sulla performance organizzativa:

  1. i talenti come singoli, e
  2. il talento organizzativo nella sua dimensione complessiva e sistemica.

Il secondo fattore è trascurato troppo spesso. Trascurare il “talento organizzativo” vanifica tutti gli sforzi fatti per cercare, attrarre e sviluppare i talenti (singoli).

Come mai, così spesso, nelle nostre organizzazioni si sprecano i talenti individuali perché non si cura il talento organizzativo?

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Biological Teams inspire our Organizations

by Mario Gastaldi on September 24, 2011

Long time friend Ken Thompson is featured with his Bioteams, in the Socialcast blog; they both provide a flow of truly interesting ideas on evolving organizations.

Watch the beautiful info-graphic, and notice how human teams and organizations, while learning from bioteams, have characteristics that enable us to do even better.

Ken’s ideas have been becoming mainstream in term of explaining how human teams, and organization, could develop. I have myself supported the idea of distributed leadership, and facilitative leadership within an interpretation of organizations as complex adaptive systems. This is a brief description of complex adaptive systems, and here you can go into much more depth.

And now one question:

If we interpret our organizations as complex adaptive systems and if we find inspiration from Bioteams, how are today’s organizational leaders to evolve their role, and their mindset, in order to thrive with their people and organizations?

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